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giovedì 3 settembre 2015

Frutta Rambutan: un´ondata di freschezza a colazione

Cari lettori del blog, dopo piú di una settimana di colazione e pranzo a base di Durian, oggi sono tornata ad una frutta ben piú leggera e succosa.

Ho infatti appena finito di mangiare un monopasto (quasi circa 1 kg) di Rambutan.

Rambutan in guscio e aperto
Il frutto prende questo nome dal termine malesiano "rambut" della parola "capelli", che ne descrive appunto la caratteristica piú saliente, ossia i molteplici "ricci" della buccia.

Insieme al Durian, e´ un frutto di  stagione e Rambutan di buona qualitá e pronti per essere mangiati, sono venduti a basso prezzo.

Io ed il mio compagno ne abbiamo comprati 3 kgs solamente per il giorno di oggi.
Avendo avuto modo di assaggiarli sia in Sud America che in Asia, devo dire che la qualitá e´piú o meno la stessa, mentre i prezzi tra i due continenti, variano sostanzialmente.

In Brasile (Amazzonia) un piccolo sacchetto contenente 50gr, viene venduto per 1 Euro mentre qui costano circa 0.30 eurocents/kg.

 Oltre ai Rambutan ed avocadoes, ci aspettano 07 cocchi semi-maturi che abbiamo raccolto gratuitamente dalla spiaggia locale, per dissetarci  e consumare la polpa interna.


Varietá di avocado dal seme grande

La stagione degli avocadoes, e´giunta al termine ma ieri al mercatino locale, siamo riusciti a procurarcene alcuni, gli ultimi a quanto pare..
Ne abbiamo comprati due kgs, fra verdi e maturi, per quasi 1 euro al kg ma c´e´da dire che questa
e´una varietá dal seme grosso..
I semi del Rambutan hanno un sapore che ricorda quello delle mandorle selvatiche (ne ho masticati un paio) e come tale, sono tossici quando consumati crudi ma una volta passati sul fuoco (arrostiti) possono essere consumati  in sicurezza.

Non ho ancora provato ad assaporarli sotto questa forma ma mi incuriosisce abbastanza. Lascio per la prox volta!



Semi di Rambutan
Come tutti voi potete ben immaginarvi, la differenza tra un monopasto di Durian e Rambutan si sente tantissimo, non solamente in termini di gusto, ma anche di quantitá e sensazione di sazietá/appagamento dei sensi.. Ma era proprio questo che volevo: sentirmi piú leggera.

Riesco a mangiare sicuramente piú volentieri maggiori quantita´di Durian che di Rambutan, specialmente perché la consistenza e sapore sono piú invitanti rispetto ad una fruttina acquosa e zuccherina.. ma con questo non voglio assolutamente sminuire la delicatezza ed il sapore gentile di questo frutto!

Come ho giá  scritto altrove, da qualche tempo preferisco cibarmi con frutti grassi o cmq non troppo zuccherini (tipo ananas e anche soursop) perche´ mi soddisfano di piú e non mi danno quelle sensazioni di nervosismo ed eccitazione dovuta al troppo repentino rialzo degli zuccheri nel sangue..

C´e´da dire che ció non e´accaduto per il monopasto di Rambutan, e questo mi rallegra.

Il Rambutan e´una frutta sfiziosa ed i suoi effetti terapeutici vanno ben oltre il consumo dei suoi frutti. Infatti, anche la buccia, la corteccia e le foglie trovano impiego come rimedi naturali.

La frutta Rambutan e´impiegata come


  • Trattamento di patologie varie: Questo frutto viene impiegato nella medicina tradizionale Malese ed Indonesiana da centinaia di anni. Usato largamente per il controllo del diabete ed ipertensione. Fonte di energia pulita I carboidrati e le proteine del Rambutan forniscono calorie pulite all´organismo ed il suo elevato contenuto d´acqua, rifornisce l´organismo dei liquidi perduti lasciando una sensazione di completa idratazione. 
  •  Assorbimento di Micro- nutrienti:  La vitamina C presente nel Rambutan aiuta nell´assorbimento dei minerali, del ferro e del rame. Protegge il corpo dai danni dei radicali liberi grazie all´acido gallico, un anti cancerogeno.
  •  Formazione di globuli bianchi e rossi: Il rame contenuto nel frutto e´necessario per la creazione dei globuli bianchi e rossi. In piú, contiene anche manganese, utile al corpo per la produzione ed attivazione degli enzimi.
  •  Rimuove le impuritá accumulate dai reni: Il fosforo contenuto nel Rambutan pulisce le impuritá accumulate nei reni ed e´essenziale nello sviluppo, nella riparazione e mantenimento dei tessuti cellulari. In piú, una moderata quantitá di calcio aiuta a fortificare i denti e a rinforzare le ossa. 
  •  Fonte di Ferro: Il Rambutan e´un´eccellente fonte di ferro che aiuta a correggere i valori di ossigeno nel sangue che controllano l´affatticamento a causa di anemia e altre patologie associate ad una carenza di ferro.
  •  Alto contenuto di fibre: Contiene molta fibra e poche calorie. Un ottimo snack che ci sazia e tiene lontano i morsi improvvisi della fame, aiutando nel controllo del peso. 
  •  Aiuto nei disagi comuni :Le foglie di Rambutan vengono trasformate in poltiglia e poi applicate sulle tempie per contrastare il mal di testa. Una decozione di radici per abbassare la febbre. Uccide i parassiti I frutti aiutano nella rimozione di parassiti intestinali ed a migliorare i sintomi della febbre e della diarrea. 
  •  Cura della pelle e dei capelli: Grazie al suo elevato contenuto d´acqua, e´ idratante della pelle. Il succo delle foglie con l´aggiunta d acqua quando applicato sui capelli e sul cuoio capelluto, gli dona lucentezza e sofficitá.





martedì 18 agosto 2015

Viaggi fruttariani: quando necessitá fa virtú

Cari lettori, proprio oggi leggevo tra le mie emails personali, di un mio amico crudista/fruttariano (ma piú fruttariano) in viaggio attraverso parte del Sud America con un budget molto ristretto, alla scoperta dell´Europa Equatoriale.
Il suo scopo é di riuscire a combinare  le leggi favorevoli all´immigrazione con le condizioni climatiche ed alimentari di un paese europeo lontano dall´Europa..



Il suo resoconto mi ha inspirato a scrivere questo post.

Partendo dall´Ecuador - dove la sua esperienza con la frutta non e´ stata delle piú soddisfacenti - e attraversando velocemente il Perú per poi viaggiare sul traghetto per 4 gg fino Manaus, capitale dello stato brasiliano Amazonas (dove per qualche tempo ho vissuto anch´io) e poi la Guyana, il Suriname fino a raggiungere la Guyana Francese, il suo viaggio e´stato costellato da moltissimi momenti di introspezione e curiositá e persone che hanno aiutato lungo il cammino ma e´stato (ed e´ancora per il momento..) un pó difficile dal punto di vista alimentare, dato che non sempre e´possibile (specialmente nel caso dei traghetti che attraversano la foresta amazzonica..) fare delle soste e trovare a portata di mano venditori ambulanti con frutta matura (e di buona qualitá) che ti aspettano dall´altra parte della banchina..

Colgo l´occasione qui per smentire la diceria che specialmente in Brasile,la frutta buona sia dappertutto; solitamente nelle grandi e medie cittá si ha accesso  ad alcune varietá ma appena si va un pó fuori, ecco che giá diventa piú difficile perché i brasiliani preferiscono il churrasco (carne alla brace) e alla frutta acida che cresce dimenticata nei loro cortili (maracujá, graviola..) basta aggiungere dello zucchero raffinato per saziare il loro "dente dolce".

Leggevo cosí del mio amico rigorosamente crudista che trovando ospitalita´ tra le persone locali, ha accettato un buon jackfruit ed ...una zuppa al glutammato!

Cio´mi ha fatto sorridere. Mettendomi nei suoi panni capisco che l´abbia presa "cosí cosí" ma allo stesso tempo sono felice che l´abbia accettata, non solo per non creare contrasti con altri che possono non comprendere le scelte alimentari  del mio amico, ma sopratutto perché una zuppa (con o senza glutammato..) aiuta a non far sí che il corpo consumi le sue riserve vitali specialmente quando di energie ne servono molte, viaggiando..

Sono stati moltissimi i luoghi che ho esplorato da fruttariana. Dall´Europa al Kenya, fermandomi per alcuni anni in Sud America e America centrale per poi arrivare nel Sud est Asiatico, sono sempre riuscita a portare frutta con me oppure a trovarla anche in luoghi a mio avviso, improbabili, sopratutto alle ore piú impensabili..

Mi viene in mente una notte del 15 di Agosto di alcuni anni fa quando ancora in Roma, mi recai con alcuni amici al Lago di Vico per passare una giornata insieme e fare picnic.
Portai con me vari meloni ma non furono sufficienti e cosí, con il loro supporto, ci recammo nel bel mezzo della notte con la macchina in una stradina poco abitata e trovammo un bar aperto con delle banane mature al punto giusto. Il gestore, gentilissimo, ce le diede, senza neanche farci pagare.

L´"angelo della frutta" ed i suoi aiutanti umani, vegliano sempre su di noi!

Senza arrivare sull´orlo della disperazione, ecco alcune possibilitá che ci si  presentano quando vogliamo viaggiare da fruttariani/crudisti organizzati:



Frutta secca

Raccomando di seccare banane, mele, fichi, datteri, mango etc se si vuole viaggiare leggeri ma con lo stomaco pieno, evitando di cadere in preda a pericolosi "morsi di fame" improvvisi.
Alcuni tipi non richiedono di essere reidratati prima del consumo, ma altri invece sí, altrimenti troppo duri ed indigesti, per cui una ciotola con tappo ermetico e dell´acqua, possono essere di fondamentale importanza. Lasciare ammollo fino a che non diventano soffici.

Noci, semi e  leguminose

Qualsiasi tipo purche´a portata di mano si abbia una ciotola e dell´acqua sufficiente per esservi reidratate prima di essere mangiate, specialmente quando le si acquista nei supermercati. Quando fresche, possono essere mangiate anche senza reidratazione. C´e´un´enorme differenza di gusto e consistenza da non sottovalutare tra le noci "vecchie" e quelle fresche..

Noci brasiliane fresche, in guscio.



Frutta fresca

Se si preferisce optare per il fresco, fatelo solamente quando siete piu´che certi che lungo il viaggio, ci siano piú possibilitá di rifornirsi con frutta e vegetali di buona qualitá e maturi al punto giusto.
Spesso, perche´non familiari con la zona, e´facile sbagliare la valutazione reale delle circostanze e si finisce solitamente per acquistare vegetali/frutti di bassa qualitá a prezzi elevati, e che poi finiscono inevitabilmente schiacciati qui e lá a causa del trasporto in autobus, traghetto, aereo etc..


Frutta ideale

E´difficile fare una lista specifica di frutti ideali al trasporto quando maturi.
Dipende sopratutto dalle stagioni e dal luogo in cui ci si trova.
Sicuramente, tutta la frutta con una consistenza "dura", aiuta certamente quando gli spostamenti sono difficili ed improvvisati (in 3+ su di una motocicletta..)


Frutti sconsigliati per esperienza

Meloni ed angurie, sebbene abbiano una consistenza abbastanza dura, non sono sicuramente i miglior frutti da portarsi in viaggio perche´pesanti, ricchi di acqua (il che stimola la minzione e ci forza a ricorrere alla toilette frequentemente, ma a meno che il WC non sia veramente pulito, meglio evitare questo stress..) e non apportano molte calorie, costringendoci a dover mangiare spesso..

Le banane fresche , pur essendo ideali nella praticitá e nelle reperibilitá e nei costi contenuti, quando mature, hanno moltissime probabilitá di finire ammaccate ed essere per questo gettate via, specialmente quando l´ammaccatura risale ad alcune ore e la frutta e´stata conservata in un sacchetto di plastica..


Alcuni esempi di miei viaggi fruttariani.


BUS


  1. Europa: Romania - Portogallo 4 gg  con fichi secchi reidratati e mele fresche di stagione.
  2. Sud America: Brasile: Bahia - Paraná 3 gg  comprando banane fresche ad ogni sosta. Comprato due ananas durante una sosta prolungata in una cittá dove si svolgeva un mercato locale.


TRAGHETTO

Sud America: Brasile: Manaus - Maues 3 gg con tucuma´(frutta grassa silvestre di consistenza dura),  banane fresche.


AEREO

Sud America - Europa: Brasile - Germania 13 hs con platani e noccioline.


Considerazioni finali

Viaggiare a sola frutta/vegetali si puó ed é preferibile per la salute in quanto il "tenersi leggeri ed idratati" aiuta contro la stanchezza e tipici malesseri inerenti ai lunghi spostamenti e jetlag.
Acquistare un essiccatore aiuta considerevolmente, specialmente quando si ha accesso a grandi quantitá di frutta di stagione a basso costo.

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sabato 4 luglio 2015

Mini critica alla civilizzazione

Paradiso perduto o Buonsenso ritrovato?
Resoconti di Viaggio





Le ragioni per cui lasciai Roma - mi dissi - anni fa, originavano dal crescente disgusto e conseguente tristezza circa l´ambiente (societa´ e cultura) di cui mi circondavo.
Credevo cio´fosse dovuto ai freddi mesi invernali, alla dieta non sempre abbondante in prodotti freschi naturali e alla scarsita´di natura selvatica tutt´intorno.

 Di conseguenza una vita ai tropici - mi dissi, nuovamente - avrebbe risolto alla radice la causa della mia insoddisfazione personale.

Dopo alcuni anni spesi in paesi a clima tropico-equatoriale, in altre societa´e culture, mi rendo conto che e´davvero difficile - se non impossibile - fuggire dal sistema capitalistico, bigotto e materiale che mi (ci) circonda perche´ grazie all´impiego di menti "perverse" messe all´opera - un certo "qualcosa" o "qualcuno" e´riuscito a penetrare nei cuori semplici delle persone, promettendo cose non vere, forzando le altrui volonta´ al fine di complicare le vite di tutti a beneficio dei pochi (elite).

Il serpente nell´Eden ci diede si´la conoscenza del bene e del male ma non ci insegno´la virtu´del discernere con saggezza.

Dovunque vado nel mondo mi trovo davanti agli occhi una versione diversa dell´agricoltura, una versione diversa delle leggi, una versione diversa dei cibi, del clima, della fisionomia delle persone dei biomi naturali ma i contenuti - pur cambiambo un po´la forma - sono sempre gli stessi e cio´mi annoia. Solo in quella jungla in Amazzonia ho potuto intravedere uno spiraglio di vita diversa ma l´isolamento e l´assuefazione a certe comodita´, hanno fatto si´che decidessi di terminare il mio soggiorno per aprirmi verso il compromesso opposto - ossia piu´civilizzazione in cambio di contatti con altri stranieri sulla stessa lunghezza d´onda..

L´uomo, questa creatura sociale..

Sotto molti aspetti, ho trovato piu´semplice praticare una vita all´aria aperta nei cosidetti paesi del terzo mondo tropicale che in Europa - sebbene credo ne esistano degli esempi vincenti qui e la´. Le ragioni per le quali io non abbia mai seriamente tentato di stabilirmi nell´Europa meridionale sono maggiormente a causa del clima/cibo e legislazione troppo rigida.
Se ti scoprono a cacciare/pescare senza una licenza sono guai seri. Se si compra un terreno agricolo e ci si costruisce una casa in legno, si va quasi direttamente in prigione e la questione dell´home-schooling e dei vaccini sui bambini non e´completamente chiara dunque per me da considerarsi pericolosa.



 Viene quasi spontaneo imputare certe brutalita´all´insorgenza e mantenimento della presente civilizzazione ma la realta´ - a mio avviso - e´molto piu´ vasta. Senza rifarmi troppo a Freud e alla sua teoria del "male intrinseco negli uomini", devo pero´ ammettere che certi fenomeni come la guerra, gli stupri ed uccisioni varie si possono riscontrare addirittura nella natura del Mondo stesso..

Sebbene le piante, gli animali non siano in grado di produrre armi e sterminare centinaia di specie in un solo click, anche loro praticano certe azioni a favore della loro sopravvivenza a discapito di altre specie.. E tutto cio´avviene nell´equilibrio piu´assoluto, ai nostri occhi umani, senza creare scandali in TV ne´essere arrestati.

Comunicazione tra piante, guerre tra piante


Piante carnivore

Erbivoro mangia un passero

Gruppo di chimpanzee tortura ed uccide un membro


 Il concetto di "etica" - secondo me - nasce dall´impronta religiosa delle nostre societa´; nel ns caso di bianchi occidentali, quella cristiano cattolica. Pare che sia impossibile vivere in un vasto gruppo di individui senza lo stabilirsi di un sistema religioso, economico che apparentemente li rappresenti tutti.

Dunque il problema starebbe nei numeri.

 La storia - ed i primati - ci insegna che vivere in piccoli gruppi di max 40 individui, favorisce i rapporti sociali, sviluppando un sistema egalitario dove le differenze di status (maschio/femmina, povero/ricco etc) semplicemente non esistono. L´aumento della popolazione nei gruppi umani porto´poi alla creazione di tribu´ con strutture sociali piu´complesse (sistema religioso, economico..) e da qui la necessaria divisione di ruoli e stratificazione sociale.

Chi aveva di piu´ di "questo" e "quello" possedeva piu´potere/autorita´ rispetto a chi ne aveva meno.. Inoltre, la scoperta e successiva domesticazione dei cereali e allevamento di animali, fecero si´che le tribu´adottassero uno stile di vita sedentario anziche´ continuare sulla scia precedente del nomadismo. Tutti questi fattori contribuirono ad una rapida crescita demografica, creando un sistema chiuso dove la necessita´di creare piu´ cibo e´ sostenuta dall´aumento della popolazione e viceversa. Inoltre, con molti piu´individui a disposizione, fu possibile istituire una classe militare specializzata nell´arte della guerra, una classe di inventori, volti alla scoperta ed impiego di nuovi materiali per la costruzione, difesa etc, ed una classe clericale, pronta ad impartire le leggi della buona condotta spirituale.. Di conseguenza, non e´un´esagerazione asserire che le pratiche agricole siano alla base di qualsiasi tipo di societa´umana sedentaria.

 I piccoli gruppi umani che vivevano esclusivamente nutrendosi di cibo selvatico, sopperirono pian piano alle pressione delle tribu´, forti dei loro numeri e tecnologie piu´ avanzate. Furono dunque costretti ad assimilarsi alla tribu´dominatrice o allontanarsi dai loro territori di caccia originaria minacciati dai nuovi contadini in cerca di ulteriori terre dove pascolare il proprio bestiame o piantare raccolti.

 Lasciando i cibi selvatici alle nostre spalle, non solo abbiamo peggiorato le nostre condizioni di salute (resti fossili provano che i cacciatori/raccoglitori godevano di maggior salute rispetto agli agricoltori) ma sopratutto, le nostre condizioni sociali in generale, schiavizzando la terra e gli animali nonche´l´uomo stesso.

 E´questo dunque il "progresso"? E´dunque questa la profondita´della nostra Etica?

Com´e´possibile credere seriamente alle proposte di una societa´migliore offerte da politici, militari, dal clero, dagli operai, dagli agricoltori, dagli allevatori, dai consumatori comuni o alternativi tipo vegetariani/vegani/crudo vegani e fruttariani, quando le basi della propria dieta ( a base di piante coltivate) e filosofia (etica) sono i pilastri fondamentali dell´agricoltura e della religione che ci schiavizzano e hanno schiavizzato l´essere umano - e a causa sua, altre specie - da centinaia di migliaia di anni?

Per raggiungere realmente la liberta´, bisogna sbarazzarsi del concetto di civilizzazione e tutto
 cio´che essa produce.

venerdì 19 giugno 2015

Garbage picking e dumpster diving: una scomoda verita´

Garbage picking/ dumpster diving.

Domanda ai miei lettori: sapete il significato di questi due termini?

Consiglio: Non fate affidamento su Wikipedia.it perche´ non vi troverete nessun risultato.

Ancora una volta, mettero´ gratuitamente le mie facolta´di traduttrice a beneficio di chi non conosce la lingua inglese.

Da Wikipedia.en

"Garbage  picking" e´ la pratica di setacciare i rifiuti urbani e commerciali alla ricerca di prodotti che sono stati rigettati dai loro proprietari, ma che si rivelano utili al "garbage picker", (in italiano - molto piu´umilmente - raccoglitore di immondizia, NdA) .
Garbage picking viene anche praticato in cassonetti o in discariche.
Quando cio´ avviene per i cassonetti, l´azione viene chiamata "dumpster diving" negli States -  ossia, tradotto letteralmente in italiano, "immersione nel cassonetto" o "skipping", in Gran Bretagna.
La pratica del "dumpster diving" e´un´efficace tecnica di approviggionamento urbano.
I "sommozzatori del cassonetto" (dumpster divers) cercano spesso prodotti come vestiti, mobili, cibo e altri oggetti funzionanti. Molti di questi lo fanno per necessita´finanziarie mentre altri sono dei professionisti del settore che arrivano a guadagnare anche centinaia di migliaia di dollari all´anno.


La mia esperienza come Garbage Picker

Personalmente io sono stata - e sono tutt´ora, quando le circostanze lo permettono - una "garbage picker".

Il cassonetto -  a prima vista
Lo sono ufficialmente diventata in Amazzonia, quando era semplicemente (o stupidamente) impossibile non esserlo!

Ogni giorno, cassonetti zeppi di ortaggi e frutta venivano (e ancor´oggi, vengono) gettati via o dati ai porci, pratica in un certo senso piu´ ecofriendly rispetto ai Paesi Industrializzati come U.S ed Europa dove invece vengono inceneriti.

Anche in Venezuela ho avuto modo di alimentarmi quotidianamente con cio´che il consumatore medio non si degna di comprare perche´ maturo, imperfetto o ammaccato.

Ci provai anche a Roma anni prima ma purtroppo a causa - credo - del piu´ elevato livello di "civilizzazione" instillato nelle menti automatizzate delle persone, non mi si diede spazio per farlo.

E´veramente triste vedere questi sprechi con i propri occhi; un po´meno sentirne solo parlare.



Anche voi lettori potete sperimentare cio´di cui vi sto parlando. Basta che apriate gli occhi e guardiate sotto ai banchi degli ortofrutta o sul retro dei supermercati (se e´possibile accedervi).

Di seguito, alcuni esempi di cibo recuperati dal cassonetto.

Frutta per il giorno seguente (in alto)
Resti del pranzo (in basso)

Platani maturi


Frutta silvestre Umari´

"Carne" di cocco


All´inizio il garbage picking e´divertente ma poi - specialmente per i piu´ sensibili - comincia a diventare quasi un fardello e l´euforia per aver trovato questo e quel cibo/prodotto, lascia il posto ad un misto di tristezza-disgusto per tutto cio´che avviene dietro le quinte di tutti i supermercati/mercati/fiere del mondo.

Oggi, vivo in una comunita´di pescatori sull´Oceano ed il mercato locale e´piccolissimo dunque non c´e´modo di trovare moltissimi avanzi perche´la maggior parte del cibo viene consumato dagli abitanti del villaggio- il che in un certo senso mi rallegra , ma questo fa si,ovviamente, che debba usare denaro per comprare quasi tutto il mio cibo.

Solo quando mi reco in una citta´piu´grande qui intorno, ho la possibilita´di riempire casse di frutta matura reperendola da vari cassonetti.

Al contrario della maggior parte delle persone, non mi vergogno di essere una garbage picker.
Anzi, quando mi cibavo per mesi interi con i cosidetti "avanzi", ero molto orgogliosa per essermi presa la possibilita´di non finanziare il sistema con ulteriori fondi monetari.


Dumpster diver? Sí, grazie!

Non sono orgogliosa del modo in cui la nostra societa´ ha organizzato le pratiche agricole, del modo in cui cresciamo,trattiamo, gestiamo i nostri cibi - sia animali che vegetali.

L´unica dieta in armonia con la natura e´ quella del cacciatore/raccoglitore onnivoro, che vive del
cibo che trova nell´ambiente in cui vive. Le popolazioni indigene prima dell´assimilizione degli Occidentali, vivevano in questo modo, per  centinaia di migliaia di anni, presentando agli esploratori dei tempi, una salute fisica e mentale invidiabile.

 Qualora questo profilo non fosse possibile ai giorni nostri, allora - quando le circostanze lo permettono - uno stile di vita come contadino permacultore e´da considerarsi l´opzione migliore.
Per chi non puo´permettersi un terreno o non vuole lasciare le citta´, diventare un diver puó davvero fare la differenza.

La storia ci insegna che tutte le grandi civilta´del passato basate sull´agricoltura, pur praticando invidiabili tecniche bio-dinamiche (tipo Mesopotamia, Egitto), non sono riuscite ad evitare il loro declino.

Malnutrizione, fame ed epidemie le tappe del loro tracollo.

In conclusione, vi lascio con un´idea  su cui meditare un pochino, se volete..

Non e´necessario che diventiate garbage pickers a tempo pieno per essere consumatori piu´ coscienti.

Cambiate innanzitutto  il modo con cui guardate ai cibi "non perfettamente perfetti" e non arricciate il naso, né preoccupatevi eccessivamente per la vostra salute se un cibo presenta delle ammaccature o piccole muffe: e´perfettamente commestibile.
Quando vi recate ail mercato per fare compere ed avvistate cibi scartati in buono stato, chiedete se potete selezionarne alcuni. Una volta arrivati in casa, munitevi  di buona volonta´, lavate tutto in acqua corrente e con un coltello  tagliate via le parti non piu´fresche.
Se siete fortunati e vi lasciano fare, risparmierete centinaia di euro al mese in prodotti ortofrutticoli.


Buona Raccolta!













domenica 7 giugno 2015

Satere - Mawe, tribu´indigena dell´Amazzonia

Dopo alcuni mesi di questa vita, decidemmo di navigare il Rio Amazonas e fermarci in qualche villaggio indigeno per apprendere meglio le abitudini e tradizioni delle popolazioni native ma la mia avventura non ebbe esisto positivo..
Trovai sì gli indigeni ma quelli con cui potei entrare in contatto avevano oramai una mente totalmente assimilata, anime abbandonate al vizio dell'alcohol e del tabacco..

Gli altri, meno assimilati che vivevano poco distante dal villaggio in cui ero arrivata con la barca, non si recavano spesso in città e quando parlai nella sede della "FUNAI", con il capo degli indios della  tribù dei Satere' Mawe', rifiutò di portarci a visitare la comunità perchè - ci accennò - in passato vi furono tensioni tra turisti "bianchi" ed indigeni, gravi a tal punto che anche la polizia e le ambasciate dovettero intervenire..
Non scese pero' nei dettagli.

Nel frattempo, durante la nostra permanenza in questa cittadella, facemmo amicizia con un venditore del mercato municipale il quale- una volta espressogli il mio desiderio di visitare le tribù - mi rivelò che sarebbe stato molto difficile farmi portare là da qualcuno perchè  - pare -  ci sia ancora dell'oro in natura e piante da cui potenti droghe potevano essere estratte..

Probabilmente pensavano che eravamo andati la per appropriarci di tutto ciò..

Ma il nostro desiderio era altro; conoscere la cultura ed il cuore di un popolo che ai giorni nostri ancora mantiene le proprie tradizioni e stile di vita di cacciatore/raccoglitore.

Fecemmo ritorno alla cittadina dove avevamo vissuto per mesi liberamente ma solamente per poco; la mia delusione fu talmente forte che cominciai a stancarmi di vivere isolata con il mio partner in mezzo alla superficialità - sebbene pacifica -  degli Amazonensi e Nordestini spostatisi per questioni di lavoro nel più ricco stato dell' Amazzonia. Inoltre il caldo soffocante dell'umidità delle piante e le deboli correnti d'aria fresca, il cibo sempre lo stesso e la nostalgia dell'Oceano e dei frutti di mare, mi spinsero a farmi coraggio e decidere di lasciare l'equatore e tornare in Europa.

Del resto, io ed il mio partner (anch'egli in Brasile da due anni e mezzo continuativi) avevamo bisogno di riconnetterci alle nostre famiglie.

Poco prima di partire, decidemmo di tornare a visitare brevemente la proprietà nella Foresta e trovammo che tutti gli ortaggi da noi piantati erano letteralmente "spariti" senza lasciar traccia..
Solo i giovani alberelli e la radice di Shampoo Ginger resistevano e sembravano in buono stato.

All' aeroporto di Fortaleza, incontrammo un agente della Polizia Federale che non prese di buon grado il fatto che avessimo vissuto in Brasile più dei 3 mesi concessi per legge (vi rimanemmo infatti ben 9 mesi oltre) e dunque mi diede una multa di circa 3300 R$, da pagare in caso volessi ritornare un giorno..

Non tornerò, ovviamente. Non tanto per la multa (negli anni precedenti, per ben due volte, all'uscita del Paese, venni multata per essere  rimasta più del dovuto in territorio Brasiliano ma vi rientrai senza neanche dover pagare..) quanto perchè considero la mia esperienza con ilBrasile e la sua cultura in merito ai cibi, terminata.

Amazzonia - la Grande Madre Verde


Entrata della Selva

Appena arrivati, la proprietà si mostrò a noi solamente dopo 15 km fatti a piedi dall'unico gruppo abitato. Era stata chiaramente abbandonata dal suo proprietario già da molti anni e la foresta - lentamente - si era ripresa anche il lavoro del mio nuovo compagno, R., che lo visitò alcuni mesi prima del nostro incontro, pulendo il sentiero che portava al fiume che correva per quasi un quarto della sua estensione totale.



Sun Bathing

Acqua Viva

Gli alberi da frutto si trovavano in condizioni pietose; nessun frutto su quei rami secchi e spogli.
Solo le palme native (AcaiPejibaye e Bacaba), le Castanheras (albero della castagna del Parà) e altri alberi ed arbusti nativi si slanciavano fieri verso l'alto (molto in alto..) alla ricerca dei raggi solari da cui trarre tutto il nutrimento necessario per il supporto e sviluppo dei loro cicli vitali.

Inoltre, la cabana - ossia la casa in legno con "pareti"alte poco più di un metro - era danneggiata e cadeva acqua del tetto, e mancavano degli scalini, ed il focolare distrutto..
Inutile dire che non c'era l' elettricita' nè l'acqua corrente.


La Cabana
Comprammo delle provviste, prima di addentrarci (è davvero il caso di dirlo..) nella foresta e facemmo bene perchè prima di poterci dedicare ad attività di "raccolta cibo" nei dintorni, dovemmo sistemarci per bene, fare pulizie prima che facesse buio etc..

Quando poi passò più o meno la prima settimana, cominciammo a dedicarci a lavori di giardinaggio, liberando parte dello spazio intorno alla cabana dalle "erbacce" per creare un piccolo orticello dove R, avrebbe poi tratto parte della sua alimentazione a base vegetale.

Lo aiutai, anche se fin dall'inizio mi mostrai scettica a rispetto delle condizioni povere del suolo e del fatto che non c'era davvero molto sole che filtrava attraverso gli alberi..

Piantammo diverse varietà di zucche, pomodori, peperoncini,cetrioli, curcuma, zenzero, basilico e le sementi di quegli alberi che avevo portato da fuori.

Specialmente R, lavorò duramente, dedicando tanto amore e tempo a quelle piantine i cui semi aveva collezionato in vari luoghi.

Avrei voluto dedicarmi di più agli alberi fruttiferi se avessi potuto..
Ma purtroppo la proprietà era affollata e soffocata dalle palme, che senza un cospicuo investimento, sarebbe stato impossibile aprire di più le chiome o abbattere le palme più vecchie senza l'intervento di macchinari.

Facemmo il possibile. Il mio compagno da solo, con un'ascia, ne abbattè alcune.

Le piante ed alberi selvatici sono più resistenti rispetto a quelli addomesticati dall'uomo.
La Foresta, nel suo stato primevo, mi stava mostrando la fallace credenza dell essere umano che si crede più intelligente e forte con la civilizzazione al suo fianco.


Cipo´ nativi
Niente di più sbagliato.

Sei mesi di vita per certi versi simile a quella degli uomini raccoglitori fu un'esperienza dura ma soddisfacente che mi mostrò chiaramente la profonda dipendenza dall agricoltura (specie manipolate dall uomo) e la necessità di avere una piccola cerchia di familiari/amici senza la quale, anche la propria sopravvivenza si vede minacciata giorno dopo giorno.

Decisamente l'opposto di ciò che si impara quando si vive in città/villaggi dove tutti sono alienati da tutti.

Adottammo una dieta prevalentemente vegana - di cui non ero assolutamente felice, sia nel corpo che nell' animo - a causa dell'inesperienza nel cacciare e la penuria di pesci nel fiumiciattolo locale.










Mangiammo germogli di Bamboo, Cassava, altri tipi di tuberi (yams), Pejibaye (Bactris gasipaes), specie di funghi a noi sconosciuti, BananeJackfruits (Artocarpus heterophyllus; non molti e quando di stagione), Rambutan  (Nephelium lappaceum; abbondanti, in stagione), Umarì (Poraqueiba sericea; frutta grassa, deliziosa), Cocco verde e maturo (Cocos nocifera),Biriba (Rollinia Amazonica, scarsa), Papayas (Carica papaya, scarsa), semi della Castanheira do Parà.


Jackfruits
In più il relativo isolamento e le proprie gambe come mezzo di trasporto - che rendono più difficili comunicazioni in caso di emergenza e l'approvigionamento  di provviste a lungo termine - giocarono un ruolo importante sulle decisioni prossime a venire.

Decidemmo così di andare a vivere nella Foresta appena fuori il centro cittadino.
Occupammo una baracchetta abbandonata in buono stato con tetto per proteggerci dalle forti piogge e riporre i nostri pochi averi.

Tutti i giorni ci recavamo al mercato municipale fortemente delusi dai prezzi elevati e la scarsa qualità/varietà dei cibi.

Questa ignoranza e disinteresse dei contadini nel promuovere una biodiversità di specie semi-addomesticate ci rese molto tristi.
Con tutta quella terra a disposizione - ci chiedemmo - perche' piantare sempre e solo cassava e manioca?

Capii a pieno le motivazioni di tale scelta solo in un secondo momento, quando ci accorgemmo che il suolo vergine della foresta era inadatto per piante addomesticate, specialmente quando non native..

Purtroppo anche se il clima ed il caldo sole erano appropriati per una crescita veloce e continuativa delle piante, la terra non lo era e richiedeva tanto lavoro ed impiego di quintali di humus.

Anche se filosoficamente l'idea di cibarmi esclusivamente di cibi selvatici mi stimolava tantissimo, imparai ad apprezzare qualsiasi forma vivente mi apportasse nutrimento ed il lavoro di chi, prima di noi, si era dedicato a piantare/selezionare/preparare la terra etc..

Dopo alcune visite al mercato come "clienti", scoprimmo che tutti i giorni decine di kgs tra verdure e frutta venivano gettate in un cassonetto destinato ai soli "rifiuti organici" solo perche' lievemente ammaccate dal trasporto o per l'essere troppo mature.
Smettemmo di comprare praticamente quasi tutto il nostro cibo -  ad eccezione fatta per il pesce, anche se spesse volte ne ricevevo gratuitamente mezzo kg dai commercianti stessi che mi davano quello non perfettamente eviscerato...

Avevamo dunque un riparo nella foresta con accesso ad un fiume più grande e varie sorgenti di acqua potabile senza costi d'affitto o altre spese ed inoltre, generose quantità di cibo quotidiamente, gratis.


Rio da Onca
Cachoeira

Una cagnetta simpaticissima ci si affezionò a tal punto di finire a vivere con noi e con gli scarti della carne che mi passava il macellaio amico, la saziavo con ossa e carne cruda.