martedì 8 giugno 2010

Fruttariani nel paese di Onnivorandia

 Perchè il "miraggio della perfezione Vegan" è un miraggio idiopatico

Sono fiera di essere fruttariana e soprattutto non ho alcuna intenzione di nascondere la mia identità alimentare a coloro che mi fanno domande dirette oppure reprimere la mia voglia di frutta se in compagnia di altri, per motivi di lavoro o per diletto..

Essendo semplicemente me stessa e portando sempre dietro con me la mia frutta ho suscitato nel mio prossimo varie reazioni, tutte comunque abbastanza positive ed alcune certamente inaspettate che mi hanno dato forza nel mio percorso evolutivo convalidando in maniera anche indiretta la veridicità indissolubile della scelta di vita che ho deciso di portare avanti fino alla fine dei miei giorni.
Perché non si può pensare veramente di essere capiti, rispettati e compresi se non ci si mostra al prossimo realmente per ciò che si è dentro.
Non ci può essere rispetto se manca la chiarezza, non c’è alcuna giustizia se manca la verità.

Aver offerto frutta a delle persone in strada che invece chiedevano due spiccioli per comprarsi certamente qualche veleno (dall’alcohol a qualsiasi prodotto cotto per me non c’è alcuna differenza) è stata una grandissima soddisfazione e se non avessi avuto la mia “mania” di portarmela sempre dietro, mi sarei trovata a mani vuota, magari combattuta con quell’intossicato senso di colpa che ti vede negare del denaro di fronte ad un individuo che ti sta chiedendo qualcosa per vivere.
In realtà è un intossicato come tutti gli altri che però invece hanno i soldi per drogarsi in maniera “onesta” e quel che più conta “legalizzata” e dunque non sono di alcun impaccio al sistema capitalistico, anzi ne rappresentano proprio il suddito modello.
Offrire parte del mio pasto, del vero cibo appropriato per la razza umana è un dono talmente prezioso per me che non è possibile equipararlo a tutte le monete del mondo.
In un mondo di falsità, ipocrisie e compromessi di comodo, la verità schietta stride assordando tutti coloro che non sono pronti ad accettare la naturale evenienza di certi processi oramai sempre più inarrestabili.

Io, fruttariana, non mi faccio schiacciare da questo sistema intossicato che va contro natura perché ho fatto di questa mia scelta la fonte di sostentamento primario per la mia intera esistenza.
Non voglio cedere a nessun compromesso che io non possa in alcun modo provare a contrastare con tutte le forze in mio potere perché rinunciare anche di tentare per evitare di cadere in una qualsiasi “via di mezzo” è in un certo senso voler assecondare e sottostare riconoscendo al Sistema imperante la forza di annientarti solamente perché si è in minoranza numerica.
Dobbiamo sforzarci di tenere sempre a mente che il fruttarismo è lo stato naturale dell’essere umano e che tutte le pizzerie, i bar, le pasticcerie etc altro non sono che dei luoghi fantascientifici purtroppo divenuti tristemente una realtà ma che non hanno alcuna ragione d’esistere e non ha per questo alcun senso continuare ad alimentare assiduamente le loro vendite recandoci di nostra sponte in questi tetri luoghi per di più accontentandoci di mangiare un piatto che neanche ci piace troppo, per giunta pagandolo a peso d’oro.
Non a caso questo tipo di alimentazione con il tempo riesce a distaccarti talmente tanto dalla realtà inquinata dove viviamo che ben presto questo desiderio insano di andare a cena fuori almeno una volta alla settimana passa perché ci si rende ben presto conto che non è normale passare 6 giorni chiusi in casa a lavorare per gli interessi di terze persone…

Gli amici intimi ed i parenti sapranno comprendere le nostre esigenze ed il cibo non sarà in alcun modo motivo di divisione anche se diverso nella sostanza ma anzi, fortificherà le relazioni umane fino a quel momento inconsapevoli perché appunto la tavola sarà finalmente un luogo d’incontro, un’agora dove poter confrontarsi per crescere insieme invece di un posto dove neanche in compagnia d’altri si riesce a fare un minimo sforzo per concentrarsi sulla propria persona e sui bisogni del prossimo.

Voler tenere comodamente il piede in due staffe dichiarando candidamente che è un’utopia quella della perfezione alimentare è un escamotage furbesco che non sta assolutamente in piedi e giova solamente all’egoismo umano che in questo comfort mental-psicologico trova terreno fertile per proliferare indisturbato giorno dopo giorno per poi sfociare “tutto di un colpo” in una malattia cronica molto grave…Un bel giorno da fruttariani che eravamo ci risvegliamo ad essere come “minimo” vegan-cotti senza ricordarci come vi arrivammo…

Si tratta in realtà di alzare il limite del veto, il limite della sofferenza che si vuole infliggere al nostro prossimo e all’ambiente, all’amore che abbiamo per la verità e per la nostra salute.
E’ ora di andare oltre le sofferenze animali, è ora di occuparsi un po’ del benessere e di riacquisire pian piano uno stile di vita naturale, umano.
Perciò via il cotto! Basta cucinare verdure, cereali, legumi. Ciò che non è naturale per l’uomo non si può mangiar crudo. Oramai è assodato tutto ciò, dunque perché si dovrebbe continuare a perpetrare questo terribile sbaglio quando la verità e la soluzione ai problemi è stata disgelata?
Ci vuole un poco di forza di volontà certamente per sganciarsi dal sistema e dalle abitudini malsane ma con la pratica e la costanza si ottiene tutto e si arriva a livelli impensati, proprio come è accaduto a me personalmente con il mio percorso triennale da onnivora a fruttariana crudista 100% senza semi e verdure di alcun tipo, tutto sta è affidarsi ai propri istinti, inseguire i propri sogni, perseguire i propri obiettivi.

Non si potrà mai smettere di fumare pensando che una sigaretta una volta ogni tanto non faccia poi così male…
Forse fisicamente (ma ho i miei dubbi) non farà poi così male mangiare ogni tanto qualche cosa di cotto ma quel che io condanno soprattutto, è l’atteggiamento mentale “molle”, che sa di star facendo qualcosa contro natura ma gli piace prendersi in giro pensando di tener sotto controllo certe voglie limitandole appunto a determinati giorni della settimane, determinate occasioni con amici fuori la sera, quando in realtà certe abitudini servono solo per nascondere una crisi d’astinenza dalla peggior droga possibile al mondo: il cereale.
Perché parliamoci chiaro…chi vuole sgarrare lo fa con la pasta o con un derivato cerealicolo non certamente con un germoglio o con una costa di verdura… per alimenti di questo tipo non vale neanche la pena scomodarsi tanto!
E’ triste e deleterio far finta di nulla, non voler prendere atto delle proprie dipendenze mascherandole alla coscienza sottoforma di impossibilitazioni di varia natura, tra cui la scusa del lavoro è quella che si sente più spesso usare.
Perché si sa, il lavoro è una cosa su cui non si può scherzare al giorno d’oggi e merita dunque il più assoluto rispetto, soprattutto di fronte a chi un lavoro fisso non ne ha ed è vulnerabile per questo.
Ma la verità è un’altra per chi vuole guardarsi davvero allo specchio, perché ci sono fruttariani che lavorano, che fanno pure lavori pesanti e mangiano sempre e solo frutta senza sgarrare perché si sono organizzati al meglio.

Non c’è cibo più semplice, veloce e pulito da trasportare che la frutta. E qui entra in gioco anche il discorso della differenziazione tra frutti adatti all’uomo e quelli meno, necessaria e vitale se si è deciso di basare la propria vita unicamente sul consumo di frutta perché non tutti i frutti sono uguali tra loro e non tutti vanno bene in determinati periodi dell’anno oppure più semplicemente in momenti della giornata.

Mi dispiace notare che sempre più personaggi che parlano di fruttarismo ed indicano questo e quel frutto come essere il migliore in assoluto perché possiede queste e quelle proprietà in realtà se si va ben a leggere nelle biografie personali, vediamo che non solo questi individui non sono laureati in alcuna scienza dell’alimentazione (una laurea per me ha lo stesso valore “nutritivo” di una foglia recisa di lattuga) ma quel che è più grave, non sono neanche fruttariani e dunque per questo non hanno alcuna esperienza in prima persona della materia che stanno così tenacemente difendendo a spada tratta solamente per preservare un dogma che si è deciso di stabilire come vero su cui appoggiare pure le proprie membra magari troppo provate dall’ingestione di qualche frutto dopo l’aver consumato un piatto di pasta vegan…

Come può cercare di comprendere cosa significa essere fruttariani una persona che pensa che la frutta possa essere d’impiccio durante il suo orario di lavoro?
Come si può davvero amare la vita e dedicarle tutta l’esistenza se pensiamo che essa possa ostacolarci in qualsivoglia attività noi desideriamo svolgere durante la giornata?
Questi sono quesiti filosofici che però a quanto pare neanche più i filosofi si curano più di porsi.
Forse perché oggi non esistono più neanche questi personaggi, che un tempo vivevano sulla propria pelle le verità che scoprivano man mano nel corso delle loro esperienze in prima persona ed oggi sono diventati come dei predicatori della domenica, che parlano di virtù agli altri continuando a lasciarsi trastullare dai vizi e quando poi vengono colti nel fallo delle loro contraddizioni, allora ecco che sfoderano le armi del vaniloquio e affermano con tutta tranquillità che la perfezione (leggi coerenza) non è sempre possibile a causa di situazioni assolutamente banalissime che basta solamente un poco di forza di volontà per superarle alla grande.




Fino a poco tempo fa quando mangiavo ancora la fruttortaggio al ristorante mi veniva facile prendermi un’insalatona personalizzata con pomodori, peperoni e zucchine crude ora, credo sarà più selettivo il processo perché dovrò assicurarmi che il locale dove mi reco abbia a disposizione della frutta integra per me da mangiare, oppure altrimenti dovrò provvedere a portarmela da casa.
C’è da dire che io non esco mai senza frutta al seguito proprio perché non mi piace avvertire gli stimoli della fame (e anche quelli della falsa fame) e della sete senza aver la serenità di poter addentare una mela succosa quando ne ho più bisogno.
Io non faccio eccezioni neanche per l’acqua; preferisco portarmi dietro dei frutti piuttosto che bere ad una fontanella in strada o in un bar perché questo liquido inorganico appesantisce fortemente il mio stomaco ora che non è più abituato a certe zavorre completamente inutili e dannose per l’organismo.

La sobrietà è sicuramente una virtù come pure lo spirito di adattamento e l’elasticità mentale di riconoscere quando un certo “limite” viene passato per prevenire appunto fenomeni patologici di dipendenza malata verso il cibo ma non credo davvero si possa parlare in questi termini quando un fruttariano preferisce portarsi dietro un sacchetto di mele piuttosto che mangiare una pizza fuori con amici per non rinunciare alla “vita sociale”.

E’ importante tenere sempre a mente che non è il fruttariano ad essere “strano”, fuori luogo, anticonformista, ma è la società che ha adottato col tempo forme di valori sempre più sconnessi che portano facilmente l’individuo al completo annientamento se non si presta particolare attenzione a questo tipo di trappole psicologiche.

La vita in città/metropoli è più insidiosa di quella nella giungla amazzonica perché la morte è pronta dietro ogni angolo ed in più, abbiamo molti più richiami/tentazioni a cui abbiamo imparato ad indulgere.
Una vita naturale ha pochi (e per questo sani) desideri da soddisfare ed ha imparato così ad ottimizzare le risorse, anche quelle alimentari. Si mangia di meno, si fa più movimento, si parla di più e ci si distrae meno…
Il centro del proprio essere è la propria anima in relazione con il macrocosmo in un costante fluire armonico di energie e forme belle mentre la vita in città è decentrata verso la ricerca di un fuggevole desiderio di appagamento che appena viene soddisfatto lascia subito il posto ai sintomi di malessere paragonabili a quelli della falsa fame.

L’unica vera perversione dell’uomo non è stata tanto quella di consumare cibi inadatti alla propria specie quanto l’aver imparato ad accettare tali sostanza come naturali .